LABYRINTH: THE COMPUTER GAME – Lucasfilm Games

Classificazione: 4 su 5.

Per evitare di finire dentro le maglie del labirinto alle porte del castello, il protagonista deve distruggere il temibile Re dei Goblin, Jareth, riuscendo sia a districarsi dalla miriade di nemici incontrati sia a lottare contro il tempo che, inesorabilmente, allo scoccare della tredicesima ora condannerà il coraggioso protagonista all’eterna prigionia.

David Bowie stava spopolando nei cinema con l’omonimo film Labyrinth, con una giovanissima Jennifer Connelly nei panni della (co)protagonista, spingendo la Lucasfilm Games a pensare ad un adattamento videoludico per Apple II e Commodore 64: nasce così Labyrinth: The Computer Game. Il protagonista è inquadrato in terza persona e corre da un lato all’altro del labirinto incontrando le figure caratteristiche che abbiamo imparato ad amare con il film, selezionando un set di verbi e sostantivi da due blocchi posti sotto lo schermo, in modo da interagire con loro o effettuare azioni. Si supera in questo modo il parsing testuale, in quanto non si deve più immaginare e scrivere delle parole adatte alla situazione, ma sceglierle da un lotto predefinito.

Pensato con il supporto di Douglas Adams, Labyrinth: The Computer Game è stato un buon successo commerciale per la Lucasfilm Games, pronta l’anno seguente, dopo il passaggio dal simulatore navale PHM Pegasus (1986), a produrre il suo primo vero capolavoro: Maniac Mansion.